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Eesti loto

Questa voce o sezione sull’argomento Cina è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. A sinistra eesti loto donna con i piedi non bendata e a destra una donna con i piedi fasciati.

Con Loto d’oro o Gigli d’oro si indicano i piedi artificialmente deformati delle donne cinesi. La pianta dei piedi veniva piegata e mantenuta di una lunghezza tra i 7 e i 12 centimetri. Per deformare i piedi nella loro forma definitiva erano necessari almeno 3 anni, talvolta anche 5 o 10. Per tutta la vita, i piedi necessitavano di continue attenzioni e di scarpine rigide che fossero sufficientemente resistenti da sorreggere il peso della donna. Le scarpette andavano indossate anche di notte affinché la deformazione non regredisse. Dopo la fasciatura il piede assumeva una forma a mezzaluna. La benda era larga cinque cm e lunga fino a tre metri.

Le articolazioni del tarso e le ossa metatarsali venivano progressivamente deformate. In questo modo i talloni diventano l’unico punto di appoggio, causando l’andatura fluttuante della donna, come il loto che si piega al vento. Il piede rimaneva più grande e precludeva il matrimonio con un uomo di ceto elevato. Nella Cina meridionale, era praticato un terzo tipo di fasciatura in cui, invece delle due suddette operazioni, l’alluce veniva piegato all’indietro e verso l’alto.

La pratica era molto dolorosa, perché il piede non smetteva di crescere ma cresceva deformato: le ossa conseguentemente si frastagliavano per poi saldarsi irregolarmente. Spesso le ossa dei metatarsi si rompevano, o venivano appositamente rotte, così come le articolazioni. Ogni scarpina era una forma d’arte ed un passaporto della donna. Quando avevo sette anni, mia madre mi lavò i piedi, li cosparse di allume e mi tagliò le unghie. Poi mi piegò le dita contro la pianta del piede, legandomele con una fascia lunga tre metri e larga cinque centimetri, cominciando dal piede destro e passando poi al sinistro. La fasciatura dei piedi suscita stupore negli Occidentali, ma è stata paragonata al busto, che, oltre a essere doloroso, poteva deformare le costole, gli organi addominali e compromettere la gravidanza. Secondo la leggenda, la pratica del Loto d’oro sorse intorno al 900 d.

Per accaparrarsi il favore dell’imperatore si era fasciata i piedi con lunghe fasce di seta bianca per poi danzare la Danza della luna sul fiore del Loto. Manciù, che non erano cinesi e non fasciavano i piedi alle loro donne, tentarono inutilmente di eliminare l’usanza attraverso decreti che minacciavano severe sanzioni. Per contro, anche le donne mancesi cominciarono ad emulare la fasciatura usando scarpe affusolate e rialzate, ma senza piegare le dita sotto la pianta e provocare deformazioni. In ultimo, la pratica fu abolita ufficialmente da un decreto imperiale del 1902, ma ci vollero 50 anni affinché la pratica scomparisse gradualmente. Il popolo, infatti, offrì molta resistenza al cambiamento delle usanze.